Pensieri sparsi su “Storia del nuovo cognome” e “Storia di chi fugge e di chi resta” – Elena Ferrante

Ciao a tutti

 


Con l’approssimarsi della fine dell’estate, penso sia arrivato il momento di fare il punto della situazione delle letture che mi hanno accompagnato in questi mesi e proporvi delle piccole recensioni per incuriosirvi e farvi scoprire meglio questi gioiellini.

Sì perché considerati i pochi giorni che mi sono concessa di vacanza tra la fine dello studio per la la sessione estiva e l’inizio di quello per settembre, ho deciso di dedicarmi completamente a dei libri che sapevo avrebbero fatto breccia nei miei gusti. Qualcuno meno, qualcuno decisamente oltre ogni aspettativa, eccovi il primo libro di cui mi piacerebbe parlarvi.


 

IMG_1895È una faticaccia, non lo nego. Elena Ferrante è un nome che va pronunciato con moderazione e pensare di poter fare una recensione di libri così belli come qualsiasi altra storia, è pura presunzione. Diciamo che le righe a seguire sono solo un modo per fare chiarezza nei miei pensieri, magari con qualche messaggio subliminale (che voi OVVIAMENTE non coglierete) che vi spingerà inconsciamente a leggere questa saga.

Nella mia settimana di svago ho divorato ( la scelta del verbo non è un caso) “ Storia del nuovo cognome” e “ Storia di chi fugge e di chi resta”, rispettivamente il secondo e terzo libro della serie L’amica geniale.  Mettendo da parte l’ultimo libro, che voglio godermi in completo relax dopo gli esami, penso possa ormai fare un quadro generale di ciò che sto apprezzando capitolo dopo capitolo e di cosa invece mi stia facendo storcere un po’ il naso.

  •  La scrittura

È innegabile che questo sia uno degli aspetti più importanti di tutta la saga. La Ferrante è una maestra di parole e passano gli anni, maturano le protagoniste, questa dote non cambia. Certo, non è per tutti. E non perché sia di élite, assolutamente no, ma sicuramente è uno stile d’altri tempi, filosofico e popolare al tempo stesso: poetico senza alcun dubbio e crudo e volgare come la storia in certi momenti richiede. Se mi permettete il paragone, mi ha ricordato la Commedia all’italiana di Mastroianni, Totò e De Sica (per citarne alcuni). Un mondo lontano da romanzo in costume ormai, con uno stile sfacciato con cadenze dialettali ma delle fondamenta solide e robuste di coltura e studio delle parole che gli conferiscono di sicuro l’immortalità.

Questo ultimo passaggio ne porta inevitabilmente un altro.

  •  Romanzo storico

Non dimentichiamo che L’amica geniale è una saga familiare con un background storico di tutto rispetto. D’altronde sono alcuni degli anni più difficili e se qualche volta i comportamenti di Lenù e Lila, o degli altri, vi siano sembrati contraddittori, illogici forse (l’ho pensato anche io), non perdiamo mai di vista il tempo in cui è ambientata la storia, i costumi e il modo di pensare dell’epoca. La Ferrante non ha scritto un libro di storia direttamente ma lo ha fatto in modo indiretto. Con le amiche impariamo il dopoguerra, il boom economico e le contestazioni giovanili fino agli anni di piombo. E li conosciamo nelle pieghe dei discorsi, negli eventi personali. Non c’è il personaggio rivoluzionario di turno che troverete nelle pagine di Wikipedia. C’è un rione anonimo che vi darà una lezione di storia senza banchi e senza cattedre. A mio parere, il modo migliore per studiare!

Quindi se i discorsi di Nino vi sembreranno noiosi, contestualizzateli. Se le azioni di Lila vi sembreranno incomprensibili, contestualizzatele.

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  •  Le amiche geniali

Ecco, sulle protagoniste gli animi si agitano un po’ e capisco perfettamente chi a lungo andare, ha iniziato a detestarle. La coerenza è quella che ricerco sempre nell’evoluzione di un personaggio, chi nasce quadrato non può morire tondo. Elena Ferrante è coerente fino all’estremo. Tutti i suoi personaggi enfatizzeranno quelle caratteristiche che nel primo libro erano solo accennate. Stanno crescendo, il rione li sta plagiando, il loro posto nel mondo soprattutto li sta modellando. Allora chi è sempre stato rivoluzionario lo sarà ancora di più; chi sperava di ripudiarli, quei genitori se li porta marchiati sulla pelle; chi ha fatto nascere un’amicizia da una gara di “oggi prendo io un merito, domani lo prendi tu”, continuerà su questa strada.

Lila e Lenù mi hanno fatto pensare molto al concetto di amicizia. Ancora adesso sto cercando di capire se la mia prima impressione sia corretta, ovvero la loro non è la vera amicizia. O se al contrario è proprio questo il vero sentimento: un rincorrersi tra i rispettivi successi, con molta cattiveria che nasconde un cuore comunque pronto ad aiutare.

Qualche punto negativo c’è ovviamente, niente è assolutamente perfetto.

  • Ambientazione

Lenù esce dal rione, ci riesce. È a Pisa, è a Milano, viaggia e conosce altri mondi. Ma lo sappiamo sempre attraverso dialoghi. O meglio, attraverso pensieri perché di battute ce ne sono davvero poche. Una considerazione migliore allo sfondo che non sia solo del rione sarebbe stato un punto in più conquistato.

  • Quasi romance

In piccoli ma significativi punti del secondo libro ho temuto in un passo falso e nella caduta inesorabile verso lo sdolcinato. L’autrice ha salvato sempre tutto per il rotto della cuffia, ma un po’ di sudore freddo c’è stato. Scelta stilistica? Può anche essere, d’altronde per quanto non siano gli adolescenti di oggi, stiamo pur sempre parlando di due ragazze sedicenni.

È inutile girarci intorno: i personaggi non sono dei più semplici e decisamente non degli stinco di santo; lo stile è inusuale, uno a cui è difficile abituarsi; non è un libro di avventura, non ci sono colpi di scena ad ogni pagina. Eppure, L’amica geniale è una delle saghe più belle che abbia mai letto, l’unica che (piccolo pensiero egoista) mi piacerebbe aver scritto.

A presto, Franci!

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Avete letto questa serie? concordate con me su quanto sia bella? 

Se non l’avete letta invece, vi piacerebbe?

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Leggi qui le trame

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