Recensione ● ” Vieni a prendermi ” di Erika Vanzin

Ciao a tutti

Come sta andando questa settimana? Oggi vorrei parlarvi del nuovo libro di una scrittrice che sul blog è ormai nome conosciuto e che ringrazio per avermi permesso di leggerlo. Disponibile dal 31 Maggio, eccovi Vieni a prendermi “ di Erika Vanzin.

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Vieni a prendermi

di Erika Vanzin


Editore: Self-Publishing

Data d’uscita: 31 Maggio 2017

Brittany è una ragazza allegra, simpatica, genuina e si è appena trasferita in un dormitorio di Stanford per frequentare l’università. Studentessa modello al liceo, si accorgerà presto che avere successo al college non è semplice come credeva, soprattutto se si lascia prendere dalle distrazioni.
JJ è al terzo anno della stessa università, conosce Brittany il primo giorno in cui lei mette piede nel campus, in un modo che farà infuriare la ragazza. JJ però è un ragazzo caparbio, ed estremamente attraente, che non si lascia abbattere da un inizio poco promettente: farà di tutto per entrare nelle grazie della nuova arrivata.
Gli esami difficili, un tradimento doloroso e finte amicizie, mettono in crisi Brittany a tal punto da farla quasi crollare, solo JJ sembra darle quella serenità che le permette di mantenere una parvenza di sanità mentale.
“Vieni a prendermi” è una storia di amori a prima vista, amori indesiderati e amori non corrisposti con lo sfondo di una Stanford a volte magica, altre volte molto più simile all’inferno.

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Si sa, il futuro è un’incognita per tutti e il non sapere può incidere notevolmente sulla propria vita. Soprattutto se sei una ragazza ai primi mesi di università, senza un reale piano o aspettative per quello che potrebbe essere un trampolino di lancio per la tua vita. Basta un minimo cenno e tutto ciò fino a quel momento  certo, inizia a farsi pieno di dubbi, incoerente, difficile da capire.

È in questo limbo che incontriamo la nostra protagonista, Brittany. Abituata al guscio che era riuscita a costruire nella sua città con le sue certezze, approdata all’università, a poco 992b1ff2d273932307ed8239396ecc8a--friendship-photography-hair-imagesa poco sembra perdere se stessa, quella che è stata e quella che vorrebbe essere. Un mondo sconosciuto, non semplice, da adulti, le dà il benvenuto in modo alquanto bizzarro ed il suo carattere incerto, insicuro e in alcuni punti autodistruttivo, di certo non aiutano nel creare le fondamenta.

Uno stile lineare, delicato ed estremamente coinvolgente è l’arma vincente ed ormai il carattere distintivo della scrittrice Erika Vanzin. Godibile fino all’ultima parola, la storia di Brittany ed i suoi sconvolgimenti emotivi, la divorerete con un’inaspettata facilità. Se le protagoniste di Waiting e 304 mi hanno sconvolta però per la loro debolezza, fragilità ed incredibile realismo, questa volta Brittany non ha fatto particolarmente centro nel mio cuoricino. Nell’insieme la storia potrebbe avere un grande potenziale, ma il suo sviluppo in molti punti, superficiale e troppo veloce, la fa scadere inesorabilmente.

Contrariamente a quanto accade molte volte, a fare veramente una bella figura e a spiccare tra i personaggi, è senza ombra di dubbio JJ, il dolce ed enigmatico protagonista maschile che sarà per la protagonista, un valido supporto nella sua crescita, una spalla su cui piangere ed un critica vivente sul quale fare affidamento. Un personaggio per certi 273513895b2f1b772bf55724d1727a0a--couple-shoot-life-is-beautifulversi secondario, che sa prendere completamente la scena quando sale sul palco, offuscando le paranoie della ragazza. Paranoie che da un lato sono eccessive, fuori dal comune, dall’altro a lungo andare, stancano. Alla coerenza del ragazzo si contrappone una Brittany alle prese con i dubbi e le insicurezze di un’età particolare ( chi non le ha!) ma il tutto vissuto con un’immaturità di fondo. È testarda ed incoerente e molte volte si comporta più come un’adolescente alle prese con gli ormoni che come un’adulta in grado di fare scelte e prendere posizioni mature. Il senso di smarrimento che tutti hanno avuto soprattutto quando ci si ritrova a prendere decisioni importanti, come quelle dell’università, che in un modo o nell’altro condizioneranno tutta la tua vita, è una costante presente in ogni essere umano. Un occhio critico maturo, una solida base di principi e di idee soprattutto, aiutano a risolvere queste situazioni senza cadere nel superficiale. E Brittany non dimostra queste caratteristiche. Nei confronti con gli altri personaggi, rischia così di far passare tutta l’attenzione e l’interesse su di loro.

Nonostante tutto, l’interesse per quello che potrebbe essere un possibile finale c’è, ma non sarà soddisfatto. Le ultime immagini saranno quelle meno prevedibili di tutto il libro e avrete voglia di scoprire cosa si nasconde dietro. Un finale aperto che lascia i vostri desideri insoddisfatti e una forte curiosità per l’avvenire.

Più attenzione ai particolari, una protagonista meno detestabile e largo spazio alle descrizioni mettendo da parte la superficialità, sicuramente gioverebbero ad un nuovo libro di una scrittrice che ha tutto il potenziale per far battere i cuori. Su questo non ho alcun dubbio!

Buona lettura, Franci!

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3 tazze buono

Il mio voto: Carino ma con qualche nota stonata

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2 pensieri riguardo “Recensione ● ” Vieni a prendermi ” di Erika Vanzin

  1. Sì, la protagonista è superficiale, immatura, egoista e spesso e volentieri autodistruttiva. È così che deve essere perché questo è il PRIMO di QUATTRO libri, è la storia di Brittany durante i quattro anni di università, in cui imparerà a crescere, a vivere secondo le regole di un mondo adulto a cui non si è mai avvicinata.
    JJ è certamente più adulto, responsabile e completamente coerente nelle sue scelte, perché è al terzo anno, ha già avuto il suo momento di crisi e ha imparato a superarlo e a gestirlo nei due anni in più di università che ha rispetto a Brittany.
    Non tutti a 18 anni sono già cresciuti, c’è chi è ancora un adolescente perché, diciamoci la verità, compiere 18 anni non significa diventare automaticamente adulti e spesso si soccombe ai caratteri forti e già formati di chi, invece è più maturo (JJ, Valery, Robert)
    Il finale è aperto perché è il primo libro di una serie…

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    1. Concordo con te! Penso però che a 18 anni si inizi a pensare di più semplicemente alle proprie azioni e non cadi in situazioni in cui è palese non uscirne vivo. Questo è avere un minimo di sale in zucca e non necessariamente essere adulti. Posso capire che nella serie deve fare il suo percorso, ma a mio modesto parere, non era necessario renderla così infantile per sottolineare questo sviluppo. Sapendo quanto la scrittrice può essere geniale nel caratterizzare i suoi personaggi ( dire che ho amato gli altri libri è dire poco), questa volta non mi ha colpita molto!
      So il perché del finale aperto, mi è anche piaciuto sotto un certo verso. Non ho apprezzato il fatto che sia stato di una velocità inaudita.

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