A tavola con … Romina Casagrande

Ciao a tutti

Uno degli aspetti più belli dell’avere un blog – potrei ripeterlo allo sfinimento – è avere la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con le stesse penne che il giorno mi tengono compagnia con i loro libri. Chi segue un po’i miei social, sa bene quanto io ami l’arte e tutte le sue forme. Questa volta ho avuto la fortuna di compensare questi due mondi in un’unica strabiliante intervista la quale, oltre a regalare una visione ancora più completa del libro, mi ha permesso di scoprire e commuovermi anche, davanti a nuovi-vecchi artisti. Curiosi?

Del suo libro ve ne ho parlato in abbondanza, chi lo ha letto non può non ricordarlo, chi Lontano da tenon lo ha letto deve subito inserirlo nella sua lista “da leggere”. Conoscere Sara, Bianca, il solitario Moses, il dolce Win è stato un tuffo in delicate atmosfere e artistiche sensazione, a tu per tu con dipinti ricchi di colore che danno luce alla storia. Avere la possibilità però di fare qualche domande all’autrice di “Lontano da te” è stato come immergersi in un mondo d’arte. Alternando la storia del libro alla storia personale, Romina Casagrande ci regala un bellissimo scorcio su Lontano da te e tutti i personaggi che lo compongono, facendo appello a quello che ormai è la sua arma vincente: l’arte.

Venite a scoprire il dipinto che potreste regalare insieme al libro o quale personaggio Irene affianca alla particolare figura di Marina Abramovich e il suo Ulay.

Leggi la RECENSIONE qui!

Buona lettura, Franci!

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A Tavola con … ROMINA CASAGRANDE

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  • Lo scrittore dietro il libro. Prima di scoprire il dipinto e tutti i suoi particolari, ci piacerebbe conoscere meglio l’artista. Chi è Romina Casagrande?

 

Iniziamo con una domanda difficile… Forse posso provare a definirmi a partire dalle cose che amo di più e dalle mie passioni, che sono fondamentalmente tre: i libri, la Natura, l’Arte. Cerco di vivere ogni giorno in un giusto mix tra queste mie passioni. A volte le mescolo insieme e sono i momenti nei quali mi sento davvero felice.

 

  • “Ophelia” di Millais e la straziante quanto bellissima storia di Elizabet Siddal e Gabriel Dante Rossenti sono un po’ il filo conduttore di tutto il libro, la scenografia dello spettacolo, ed è difficile non restarne affascinati – soprattutto per gli amanti dell’arte. Ci piacerebbe però scoprire da cosa nasce il tuo interesse per questi personaggi. Perché proprio loro?

 

Mentre frequentavo Lettere classiche a Verona mi è capitato per caso di assistere a una lezione di Storia dell’Arte. In realtà, sono sempre stata abbastanza timida e lo ero soprattutto a diciotto anni, così preferivo a volte fermarmi all’università: in mezzo ai libri mi sono sempre sentita a casa (e a quel tempo la mia città, la mia famiglia e gli amici che avevano seguito strade diverse mi mancavano moltissimo). Così sono finita ad ascoltare una lezione su Picasso e… mi sono innamorata. Non tanto delle sue opere, quanto delle storie che queste nascondevano, i frammenti di vita che rappresentavano e che li avevano originate. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto molto approfondire questo studio perché è stata un’attrazione fortissima e inaspettata (alle superiori Arte non era la mia materia preferita… anzi!).

Dopo Lettere mi sono iscritta a Beni Culturali e ho incontrato storie, protagonisti, 1951 Cathedra magna on canvas 243 x 543 cm 1961 Untitled lithograph © Barnett Newman Foundation - Artists Right Society (ARS), New Yorkvicende che sono state come illuminazioni. Quando ho avuto il tempo, ho cominciato a riprendere tutti i materiali, a studiare le biografie, i contesti storici, e ha preso il via un percorso cominciato con “La Medusa” e che ora prosegue con “Lontano da te”. Penso sia importante avvicinare le persone all’Arte partendo da un altro punto di vista, che non sia quello delle scuole artistiche, degli stili o dell’analisi compositiva di un’opera (importante, ma più specialistico e meno immediato). Mi interessano di più le storie nascoste, le vite degli uomini e delle donne che hanno dato luce all’Arte con le proprie debolezze e insicurezze, con il loro orgoglio e 1266174920george_grosz_illustrationla forza di credere in quello che stavano facendo anche se il mondo girava in una direzione diversa. Ammiro questa profonda coerenza, l’onestà verso se stessi anche a costo di «non piacere».

Di Ophelia mi ha colpito la storia della sua modella, la sua vita tormentata, ma anche piena di Arte e di passione. Elizabeth Siddal è morta suicida l’11 febbraio, lo stesso giorno in cui si tolse la vita Sylvia Plath, a cui molti la accostano. Bellissima e fragile, è stata un’icona, incarnazione dell’ideale estetico di una generazione di artisti, i Preraffaelliti appunto. Ma non è stata soltanto musa e modella, relegata a un ruolo passivo. Di lei ci resta una raccolta di poesie, molto particolari e intense, e i quadri che Rossetti la incoraggiò a dipingere. Si può dire che dal punto di vista artistico il loro fosse un sodalizio paritario, di reciproco scambio. Altra invece fu la vita privata…

 

 

  • E di getto non possiamo non chiederti da cosa nasce “Lontano da te”. Qual è la storia dietro la storia di Sofia, Bianca e Moses?

C’è soprattutto la necessità di affrontare i propri demoni per guadagnarci un istante di felicità. Ci sono i sensi di colpa che nascono dalla consapevolezza di aver rubato, o desiderato, per qualche attimo una vita che non ci apparteneva. E c’è infine il coraggio di vivere il presente senza più rimpianti; il coraggio di essere noi stessi dopo che ci siamo finalmente trovati.

 

 

  • Una volta conosciuto meglio i personaggi, uno degli aspetti più rilevanti del libro è la forte caratterizzazione che hai dato ai tuoi protagonisti. Ognuno ha un proprio spessore e nonostante la maturazione, ne restano fedeli fino alla fine. Qual è tra tutti, quello che ti ha dato più filo da torcere?

Sicuramente Sofia. A volte si comporta in modi che io non approvo. Ho faticato molto per immedesimarmi in lei, per ragionare come avrebbe fatto lei e leggere i suoi pensieri. Forse ho dovuto entrare in una zona di ombre e di oscurità che fatico a riconoscere.

 

 

  • Qual è invece il personaggio nel quale più ti identifichi?

Amo l’ingenuità di Stefano, la sua bontà di cuore. Anche la sua innocenza, nonostante si cacci in grossi guai.

 

 

  • Prima di lasciarli andare, giochiamo ancora un po’ con i personaggi. Nel libro Bianca impersona la morente Ophelia di Millais. Se dovessi dipingere Sofia, Moses, Win e Stefano, quali famosi dipinti potrebbero nascere?

Accosterei la ricerca di Sofia alla Performance Art di Marina Abramovich. Vive tutto in modo così intenso, è un’artista straordinaria, al di là delle polemiche. Penso a quando lei e il suo amore storico, Ulay, si separarono sulla Muraglia Cinese, dopo essere partiti dai due estremi opposti, in una camminata in solitaria di 2.500 chilometri, ed essersi incontrati nel mezzo per dirsi addio. Per ventitré anni le loro vite seguirono cammini separati. Ed è stata emozionante la performance The Artist is Present, in cui la Abramovich trascorse più di 700 ore seduta in una stanza del Moma davanti a una sedia vuota, su cui di volta in volta i visitatori potevano sedersi per sostenere il suo sguardo per qualche minuto. Ulay fu uno di questi.

Moses è un quadro dissacrante di George Grosz (ad esempio I pilastri della società, 1926) oppure un’opera di Barnett Newman, un ebreo russo emigrato in America. Sviluppò uno stile unico, definito come minimalista e aspramente criticato, che venne apprezzato soltanto dopo la sua morte. I nomi delle sue opere sono spesso legati a temi della cultura ebraica.

studyblue.comPer Win, invece, la Maternità di Picasso, un’opera molto raffinata e dolcissima. Per ricordare il suo rapporto difficile con la madre e lo spirito di protezione che caratterizza invece il suo ruolo di «padre-single».

Stefano, iperattivo e caotico, mi ricorda le fotografie che Hans Namuth scattò a Jackson Pollock, ritraendolo in azione nel suo atelier.

 

 

  • Sulla scacchiera di Lontano da te, da un lato abbiamo due sorelle divise da un evento doloroso che cercano di fare i conti con i propri mostri nell’armadio e dall’altro un bambino ebreo, ora non più giovane, alle prese con un peso sulle spalle che diventa sempre più pesante. Com’è stato fronteggiarsi con degli aspetti così delicati dell’animo umano e metterli nero su bianco?

La sfida più grande è stata far incontrare storie tanto diverse, seguendo un sottile filo rosso che le accomuna. A mano a mano che la storia procede, la traccia che unisce queste vite diventa più forte ed evidente, acquista maggiore spazio. Ho cercato di non banalizzare il loro dolore, di contaminarlo.

 

 

  • Per concludere in bellezza: se potessi regalare Lontano da te accompagnato da un dipinto, quale sarebbe? (“Ophelia” non è accettabile!)

C’è un autore che io amo tantissimo. Ho imparato persino a dipingere per copiarlo. Si wesselmann luluchiama Tom Wesselmann, un artista della pop art, contemporaneo di Warhol, artisticamente importante quanto lui, ma decisamente meno famoso. Scelse una vita più dimessa, lontana dai riflettori. Era un metodico, un perfezionista, forse per questo ci si ricorda meno di lui. Adoro però i suoi nudi che coprono intere pareti e i suoi contrasti di colori piatti e vivaci. Be’ è molto differente da Ophelia… decisamente molto.

 

Grazie infinite per aver accettato questa intervista e in bocca al lupo per il libro!

Grazie a te per l’ospitalità! È stato un grande piacere, e un onore, rispondere alle tue domande.

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