Blog tour • Presentazione libro & Estratto | “Il farmacista di Cracovia” di Tadeusz Pankiwicz

“L’imprigionamento nei ghetti tocca tutte le persone definite dalla legislazione nazista come appartenenti alla “razza ebraica”, comprese quelle convertite al cattolicesimo, ma arrivano anche espulsi o deportati da altre zone. Quasi sempre vengono loro concessi solo pochi giorni per il trasferimento, e la quantità di mobili e oggetti personali permessi è estremamente limitata”

Ciao a tutti

Ho l’onore di dare il via oggi ad un blog tour che toccherà vari blog in un filo invisibile che collega il passato al presente. Nel modo più genuino e delicato possibile, faremo tappa nella memoria rendendola permanente, dando il giusto valore ad uno spaccato di storia in cui ogni cosa è stata pazzia, orrenda glaciale pazzia. Sono molti i libri che testimoniano quegli anni, da ogni punto di vista, ed in una prossima tappa ve li mostreremo, quello che però abbiamo scelto come filo conduttore di questo percorso è la prossima uscita di UTET, “ Il farmacista del ghetto di Cracovia” di Tadeus Pankiewicz.

tadeusz-pankiewiczIl suo nome potrebbe dirvi poco, Pankiewicz è però una delle molte anime che in quel periodo combatterono nel loro piccolo contro il male. Piccoli gesti che salvarono vite. Insignito dall’istituto Yad Vashem del riconoscimento “Giusto tra le nazioni”, in questo scritto il farmacista racconta le deportazioni, i perseguimenti che avvennero sotto i suoi occhi nel ghetto di Cracovia.

“La sorte aveva posto la farmacia ‘All’aquila’ proprio nel cuore del quartiere, in un luogo che la rese testimone di deportazioni disumane, di crimini mostruosi e di continuo oltraggi alla dignità umana da parte dell’occupante.”

Spettatore esterno, con la sua piccola farmacia decise di non soccombere all’indifferenza e diventare parte attiva, di salvare la vito o almeno la memoria dei migliaia di ebrei del ghetto. La sua farmacia fu un silenzioso segno di resistenza contro gli ordini perentori di sgombero, anche quando quel quartiere periferico di Cracovia nel 1941 diviene Il ghetto ebraico e poco più tardi i suoi abitati deportati ai lager di Bełżec prima e al Campo di concentramento di Kraków-Plaszów e a quello di sterminio di Birkenau poi.

“Il 3 marzo 1941 la “Krakauer Zeitung” (il giornale di Cracovia) pubblicò la delibera del governatore del distretto di Cracovia, Wachter, che istituiva, giustificandone la creazione con tadeusz_pankiewiczragioni sanitarie di ordine pubblico, uno Judischer Wohnbezirk, un quartiere ebraico, nel rione di Podgorze situato oltre la Vistola, contemporaneamente venne anche tracciata la linea di frontiera tra il ghetta e la zona ariana. La data alla quale tutti gli ariani avrebbero dovuto lasciare il territorio destinato al ghetto, e gli ebrei di Cracovia avrebbero dovuto occuparne le abitazioni, fu fissata il 20 marzo.”

 Con il rigore di chi non vuole dimenticare, “Il farmacista del ghetto di Cracovia” sono le vite degli ebrei che l’affollavano e la vita di colui che la gestiva. La versione di chi ha creduto nel bene, di chi ha combattuto tra fughe disperate e chi ha subito impotente la “ soluzione finale”.

“Subito dopo le festività pasquali il ghetto assunse, un aspetto nuovo, strano. Giorno e notte decine di operai, muratori e falegnami alzavano muri, ponevano griglie alle finestre degli edifici affacciati sul quartiere ariano, piantavano pali, aprivano porte. La gente guardava spaventata crescere tutt’intorno quei muri costruiti a imitazione di tombe ebraiche.”

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Il farmacista di Cracovia

di Tadeus Pankiewicz


Editore: UTET

Data D’uscita: 27 Gennaio 2017

Mescolando il rigore della ricostruzione e la delicatezza del ricordo, Tadeusz Pankiewicz ci restituisce la sua versione di questa grande tragedia, raccogliendo le storie di chi ha subito impotente la “soluzione finale” e le storie di chi ha invece provato a reagire: i disperati tentativi di resistenza armata, la ricerca del cianuro di potassio come extrema ratio in caso di cattura, le fughe attraverso le fogne cittadine… Il farmacista del ghetto di Cracovia racconta tutta l’assurdità di un momento storico in cui il capriccio del caso decise il destino di molti, ma anche l’incredibile resilienza degli esseri umani di fronte all’orrore. Come dice un cliente a Pankiewicz: «Dottore, mi dica: come mai ci sono così pochi pazzi in giro dopo tutto quello che la gente ha dovuto sopportare? Possono le cellule grigie del nostro cervello reggere così tanto dolore?».


“Sono circa le dieci del mattino. Un’automobile arriva a tutta velocità e si ferma davanti alla farmacia. Nell’auto sono seduti due civili. Mi avvicino e riconosco Beckman, noto membro della Gestapo di Podgorze. Prima della guerra gli abitanti di Cracovia lo conoscevano come il proprietario della fabbrica di rasoi Toledo. Il prototipo perfetto di nazista. Tarchiato, grasso, panciuto, con un collo taurino, la testa deforme. Un individuo ripugnante, degno oggetto di studio per il criminologo Lombroso, era diventato il terrore di Podgorze. Condannato al carcere prima della guerra per oltraggio alla Polonia, in seguito si era vendicato crudelmente del procuratore Andrzej Bienkiwski e di Wladislaw Bobilewicz e Konrad Frankiewicz, i giudici che avevano istituito il suo processo. Attraverso il finestrino aperto, Beckman chiama un ebreo che passa di lì. L’uomo si avvicina e, vedendo il grosso tedesco con la svastica sul bavero della giacca, si toglie il cappello. Con tutte le sue forze, Beckman gli sferra un pugno sul viso e se ne va con un sorriso diabolico sulle labbra. Così si viveva nei premi mesi dell’esistenza del ghetto. E la gente sembrava cominciare a adattarsi, a considerare ogni selvaggia bizzarria come qualcosa di assolutamente naturale e comprensibile.

Tadeusz Pankiewicz

(Sambor, 21 novembre 1908 – Cracovia, 5 novembre 1993), polacco cattolico, ha vissuto nel ghetto di Cracovia durante l’occupazione tedesca. Titolare della farmacia All’Aquila dal 1933, dopo la creazione del ghetto nel 1941 ha scelto di tenere ugualmente aperta la sua attività, aiutando migliaia di ebrei. Per il suo valore, nel 1983 ha ricevuto dall’Istituto Yad Vashem (l’Ente Nazionale per la Memoria della Shoah) il riconoscimento di “Giusto tra le nazioni”. A partire da quello stesso anno la farmacia è diventata parte del museo della Farmacia di Cracovia.

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Continuate a seguire il blog tour nelle tappe che si susseguiranno nei prossimi giorni. Ognuna conterrà un pezzo di stori da non dimenticare.

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