Blogtour ” Il titolista di Bassano” • Won-ho: un potatore coreano a Bassano | 3ᵃ Tappa |

Ciao a tutti

Qualsiasi cosa stiate facendo, fermatevi perché oggi, proprio oggi, il coreano più sexy, simpatico, divertente e rompi scatole che si sia mai visto, ha deciso di fare una passeggiata sul blog.

Il 12 Settembre, il potatore è diventato “ Il titolista di Bassano” e la nostra amata Valentina, che sperava di averlo definitivamente lasciato in corea, è stata costretta ad ammettere che il profondo Veneto, con due occhi a mandorla vicino, non è poi tanto male.

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Nella tappa di oggi, la simpaticissima Karen Waves ( lasciatemi vantare: c’è anche un po’ il mio zampino!) ci parla del suo personaggio maschile. Il rapporto con la difficile italiana, con la signora madre e conseguenze annesse, un nuovo lavoro in un paese sconosciuto, lontano da casa. I segreti del bel coreano, svelati passo per passo, che vi faranno perdere definitivamente la testa per lui.

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Won-ho: un potatore coreano a Bassano

Tappa 3 – 19 settembre 2016

 

Alla fine del primo libro della serie (Le cesoie di Busan) abbiamo lasciato Kwon Won-ho (classe 1988) a Busan, in un frutteto bagnato dalla pioggia. Ha un laurea da prendere e una scelta da fare: accettare il “suggerimento” del padre, che lo vuole impiegato d’azienda, oppure continuare a fare il potatore, il lavoro che ama. Lo ritroviamo, nove mesi dopo, a Bassano, assunto come titolista part-time dal Mattino del Grappa, il giornale locale.

È a ottomila chilometri di distanza dalla Corea, quando incontra Valentina nella città dove abita la sua famiglia, signora madre vestita di diverse sfumature di beige compresa. Non si aspettava di rivederla, non ancora, e per duecentosettanta giorni (ora più, ora meno) ha evitato di cercarla all’Università di Padova o di chiedere a Yae-rim il suo indirizzo.

Non se lo aspettava, ma forse lo desiderava, e quando la vede, ferma sulla soglia dell’ufficio, capisce di aver scelto Bassano non solo per il paesaggio e le offerte di lavoro. Voleva vivere in un luogo che l’avesse vista e conosciuta.

E lei, poi, è la ragazza di sempre: bellissima anche con i capelli più corti, testarda e scontrosa, convinta di potergli tenere testa. Ma Won-ho, questa volta, sa quello che vuole e non ha alcuna intenzione di farsela scappare. Così la asseconda, la insegue, affronta con discutibile virilità persino i suoi cani (Federico di Svevia e Caterina Sforza) pur di parlarle. Valentina gioca in casa, ma Won-ho è più determinato.

 

«Ieri sera non ero io.»

«E chi eri?»

«Una che ho lasciato in Corea.»

«In Corea non hai lasciato nulla, fidati. Ho controllato.»

 

Nove mesi non gli sono bastati per dimenticare l’occidentale che ha conosciuto mentre potava magnolie e che gli ha rubato un pezzetto di quotidianità per tutta la durata della primavera coreana. L’ha rivista, vuole tornare con lei, eppure anche se non lo dice a parole i sentimenti dell’anno passato sono ancora vivi dentro di lui: la rabbia per le bugie di Valentina, l’insicurezza e il dubbio che lei non provasse le stesse cose, il senso di colpa verso la propria famiglia, la difficoltà di considerare seriamente questo rapporto.

 

«Come direbbe Yae-rim, se avessi voluto l’eroe di una serie tv avrei scelto qualcuno di più adatto.»

Won-ho sogghignò.

«Ma avevi occhi e hai scelto me.» Non sorrideva più quando aggiunse: «Come potresti aver scelto qualcun altro, dopo essere tornata a casa».

«No.»

La fissò come se non le credesse, il dubbio negli occhi una frattura. Lo cancellò con fatica, lo mise a tacere con il tocco leggero con cui le accarezzò le guance.

 

Sentimenti che spingono per tornare a galla di nuovo. Con la pazienza che l’ha sempre contraddistinto, il nostro potatore cercherà di scalfire il non-cuore di Valentina, temendo ogni volta un clamoroso voltafaccia. Desidera rivelarle le sue emozioni, ma la paura di sentirsi rispondere un “grazie per il disturbo” lo frena. Pretende delle risposte, eppure il timore che non siano quelle sperate lo terrorizza. Due universi a confronto: la patriarcalità di un busan boy e il femminismo di una giovane italiana che, forse, sono destinati a collidere.

 

Mi sono detto che non era vero, ma ti ho voluta ogni momento in cui non ti ho avuta, e ora che ti ho ritrovata, Valentina, ti voglio tenere. Vieni con me.

 Tuttavia per “salvare” la principessa veneta che non vuole essere salvata, Won-ho deve superare l’ostacolo rappresentato dalla Signora Madre, colei che sola poteva dare i natali a Valentina Bisello. La signora nonna, veterocomunista indefessa, apprezza il lavoro manuale che svolge Won-ho e la sua passione per gli innesti, mentre la madre pensa che la figlia non debba continuare la sua relazione con uno straniero. Won-ho può parlare correttamente in italiano, essersi trasferito, ma niente eliminerebbe le differenze che li porteranno a farsi del male.

Tu pensi di amarlo come nessuno ha mai amato qualcuno. Tu pensi che spezzerete imperi, e vi sveglierete insieme ogni giorno della vostra vita. […] Può rappresentare per te bellezza e desiderio, là dove vedo solo un ragazzino imberbe. Ma non ti capirà mai, e tu non capirai mai lui, perché siete nati diversi, e diversi rimarrete, finché la differenza non vi farà a pezzi.

 

Won-ho, invece, ha lasciato la propria famiglia a Busan per approdare nel profondo Veneto che – usando le parole di Valentina – non è di certo una culla di liberalità e integrazione. Qui i suoi occhi a mandorla destano scalpore e per tutti, colleghi di redazione, bassanesi e signora madre, è il “cinese” del Mattino, che resta fino a notte fonda negli uffici tra scartoffie, stampe venute male e titoli improbabili.

Per la prima volta nella sua vita vive da solo, senza la madre che gli prepara la colazione e che lo saluta quando torna a casa di sera, dopo il lavoro. Gli amici sono lontanissimi, non ha nessuno con cui confidarsi o una persona con cui sia riuscito a fare amicizia. Questa volta è lui a essere out of place, come lo era Valentina in Corea del Sud, con la (grande) differenza che una Yae-rim, per lui, in Italia non c’è.

L’incontro con Valentina è un ritorno al noto, a qualcosa di caro e conosciuto, anche se la ragazza non coglie la sua profonda solitudine, la paura di non avere più legami e di non ritrovare la serenità degli affetti di prima, padre escluso, ovviamente.

 «Valentina. Jajiya. Non andartene.»

«Non chiamarmi jajiya.»

«Non te ne andare e non avrò bisogno di chiamarti affatto.»

 Won-ho, per il mestiere che si è scelto e l’amore per la natura, è un ragazzo ancorato alla “terra”, ai luoghi, al paesaggio, così quando è ora di prender casa a Bassano, una cittadina all’ombra delle montagne e non una metropoli sull’acqua come Busan, sceglie un monolocale che si affaccia sulle rive del Brenta. L’acqua è familiare, lo consola e lo rende malinconico, ricordandogli quello che si è lasciato alle spalle.

E anche il cambiamento dei paesaggi che li vedono protagonisti danno alla storia di Valentina e Won-ho la dimensione del viaggio, un viaggio comune, come coppia, ma anche come individui che cercano la propria casa, un luogo che li accolga e che soprattutto si sono scelti. Lo si vede con la fine de Il titolista di Bassano, ma sarà un tema fondamentale anche per l’ultimo romanzo.

Canzone: Ti ho voluto bene veramente di Marco Mengoni

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Seguite il Blog Tour de ” Il titolista di Bassano”. Eccovi tutte le tappe!

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LO VOLEVA, MA POTEVA TENERLO?

Il titolista di Bassano

di Karen Waves


cover_titolistaGenere: romance contemporaneo

Serie: La studentessa e il potatore 2

Auto-pubblicato

Valentina Bisello è una studentessa modello: si è da poco laureata in Business Management con una tesi sulle “Strategie di marketing sciistico in luogo di mare” e ora frequenta un master all’Università di Padova. Sono passati nove mesi e ancora non riesce a dimenticare il suo anno in Corea: sente ogni giorno la sua pazza ex-coinquilina Kim Yae-rim, ma le manca quel certo potatore che ha lasciato a Busan, insieme ai sensi di colpa.

Kwon Won-ho non fa più parte della sua vita, ormai, e deve farsene una ragione. Non era destino e non avrebbero dovuto stare insieme fin dall’inizio. Eppure continua a pensarci, anche se ha cancellato tutte le foto e si ripete che non è niente, che sta bene da sola, che non le serve un uomo per sentirsi completa.

Ma il suo stupidississimo e bellissimo potatore è partito per l’Italia e Valentina lo ritrova nel luogo più inaspettato: Bassano del Grappa, la città dove lei ha vissuto con la famiglia prima di trasferirsi. Appena si vedono, la passione esplode e resistere a ciò che lui le fa provare è molto difficile, soprattutto se le ricorda quello che sentiva nella sua camera in Corea, sulla spiaggia di Gwangalli, nell’atmosfera ovattata della biblioteca, quando si scambiavano baci e carezze (ma ben poche promesse).

Ora che Won-ho l’ha ritrovata non la vuole più lasciare, mentre Valentina è divisa tra il desiderio di tenerlo, la paura per il futuro e la disapprovazione della signora madre. Riuscirà la nostra eroina a coronare il suo desiderio d’amore o anche in Italia la sua è una storia dal finale già scritto?

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Autore

Karen Waves è nata a Vicenza, ma vive a Padova dove studia lingue moderne all’Università. Nella vita reale è accompagnata da un fidanzato paziente e un gatto assassino, mentre in quella immaginaria le fanno compagnia un potatore coreano e la sua simpatica “morosa” veneta. Scrivere è sempre stata la sua passione e come ispirazione ha avuto tre grandi amori: la Corea, le storie romantiche e gli alberi.

Il suo esordio, Le cesoie di Busan, sta convincendo schiere di lettrici della bellezza virile che si può trovare in Asia. Inoltre da pochi mesi ha pubblicato anche Bad girl, una novella con gli stessi protagonisti della serie La studentessa e il potatore, scaricabile gratuitamente su tutti gli store online.

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