A tavola con … LUDOVICA CICALA

Ciao a tutti

Come anticipato, qualche giorno fa ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Ludovica Cicala, la giovanissima autrice del libro “ Insomnia”. Come la mia recensione ampiamente dimostra ( Leggimi!) , ho amato alla follia questo libro quindi non potete neanche immaginare la mia felicità quando l’autrice ha dato la sua disponibilità per l’intervista. Quindi, eccovi un piccolo regalino per ferragosto!

Un mondo parallelo, una fase avanzata dell’evoluzione e una guerra, personale e mondiale.

L’autrice, Insomnia e i progetti futuri: tutto quello che c’è da sapere sul vostro prossimo distopico preferito.

Buona lettura, Franci!

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 A tavola con … LUDOVICA CICALA

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  • Puoi parlarci un po’ di te? Chi è Ludovica Cicala?

Oh, questa è una domanda difficile ride , si può dire che io sia un’appassionata di Qualsiasi Cosa. Sono cresciuta in modo molto particolare, le storie sono sempre state il contorno di tutto quello che vedevo. Se qualcuno mi chiedesse ‘che cos’è Ludovica’, gli risponderei di sicuro: «è una storia ancora in corso».

 

  • Nella sfera italiana, il tuo Insomnia è una vera e propria novità. Da cosa è nata l’idea di un distopico? Come sono nati gli EVO, le Krankenhaus e tutti i particolari personaggi del libro?

Diciamo pure che scrivere una storia distopica mi ha sempre affascinato – e intimorito, altroché. Mi piace sperimentare vari stili, varie storie; Insomnia è nata da una mistura di ‘cose’ che mi appassionano e mi affascinano, dalla psichiatria ad un classico che ho sempre amato: ragazzi che scoprono di avere poteri straordinari. Ma soprattutto l’idea è nata da una semplice domanda, che mi sono sempre posta da quando, a scuola, studiammo le teorie evoluzionistiche: cosa succederebbe se due stadi dell’evoluzione si incontrassero, al giorno d’oggi? Come si comporterebbe l’umanità e cosa comporterebbe sul piano sociale e politico del mondo? E… be’, di qui le Krankenhaus e tutto il loro sistema.

 

  • Qual è il personaggio col quale più ti identifichi e quello che invece più ammiri?

Di certo il personaggio con cui mi sono identificata di più è stata Virginia; io e lei abbiamo molto in comune, sotto molti aspetti. Ma, ovviamente, il personaggio con cui ho dovuto fare i conti riguardo all’”identificarsi”, è stata Melissa. Per quanto riguarda il personaggio che ammiro di più, be’… oscillo fra Cedric (di cui apprezzo molto la… sincerità, diciamo) e Byron, naturalmente (di cui adoro la perseveranza e, soprattutto, la scaltrezza, il modo in cui affronta le difficoltà).

 

  • C’è qualche autore o libro al quale ti sei ispirata per la stesura di Insomnia?

Non proprio, ma di sicuro il libro di T. Harris, Il Silenzio degli Innocenti, ha avuto una sua parte di merito, soprattutto per quanto riguarda lo stile narrativo. Ho cercato di dare alla scrittura un ritmo secco, essenziale; volevo che fosse ‘tagliente’, e spero di esserci riuscita.

 

  • I personaggi del tuo libro sono ragazzi pressoché adulti, che nonostante la giovane età, portano con sé bagagli emotivi più che consistenti. Quando li hai delineati, qual è stato l’aspetto che ti ha dato più filo da torcere?

Di sicuro l’aspetto dei loro disturbi psichiatrici. Gli EVO non hanno vere e proprie ‘malattie mentali’, in realtà, quanto più una serie di disturbi comportamentali. Ed è stato davvero difficile analizzare il loro comportamento, il modo in cui interagiscono. Di sicuro l’aspetto più spinoso è stato proprio ‘assegnare’ loro determinati disturbi, collegarli alle loro facoltà e farli quadrare nel loro personaggio. Ho dovuto mettermi a studiare e chiedere consulenze – ma, lo ammetto, è stato anche straordinariamente divertente.

 

  • Una caratteristica che risalta subito in Insomnia è l’assenza di un’eroina. Più si va avanti nella storia più Melissa appare come una ragazza normalissima, che ha paura, che si emoziona, combatte e cade come chiunque nella sua particolare situazione. Può in qualche modo essere considerata un’eroina, nella sua normalità?

In tutta onestà credo di sì. Ho tentato di realizzare un personaggio ‘normale’, proprio per dar voce alla domanda «come mi comporterei io, se mi ritrovassi in una situazione simile?». Ma questo non le impedisce di essere un’eroina, proprio per il modo in cui riesce a tirarsene fuori, e ad affrontarla.

 

  • Anche Byron è molto lontano dal tipico principe azzurro che siamo abituate a leggere, pronto a buttarsi nel fuoco per salvare l’amata. Un ragazzo che vuole semplicemente essere libero, a qualsiasi costo, anche forse a voltare la faccia ai sentimenti. Con Byron quindi, la figura tanto stereotipata del principe azzurro ha finalmente preso delle sembianze umane, delle caratteristiche più comuni ?

In Byron la cosa più difficile è stata mantenere la sua coerenza. Avendo una storia molto particolare, sarebbe inverosimile vederlo trasformarsi in un principe azzurro che farebbe qualsiasi cosa per la sua amata; è il genere di persona che persegue un obiettivo fino alla fine. Cerca di evitare danni collaterali, ma è pronto ad accettare le conseguenze di quello che fa, anche se significa lasciarsi tutto – e tutti – alle spalle. Volevo che fosse umano, allo stesso modo di Melissa. È stato complicato conciliare l’’umano’ con l’’affascinante’. Spero di esserci riuscita.

 

  • Un’altro degli aspetti che ho più apprezzato di insomnia è l’importanza che dai ai personaggi. Certo, Melissa ha un ruolo principale, tuttavia ognuno ricopre un ruolo decisivo. Ognuno è un eroe. Un personaggio che mi ha particolarmente colpito, che resta quasi sempre in disparte ma che nelle ultime pagine, riesce a stravolgere il corso degli eventi, è Virginia. Potresti dirci qualcosa in più su di lei? Chi è Virginia?

Virginia è un personaggio a cui sono molto affezionata; non ha un ruolo davvero rilevante all’interno della trama, non ha neanche un pov, eppure mi sono concentrata molto su di lei e sul modo in cui è fatta. Volevo che apparisse esattamente come l’avevo immaginata, sia da sola che nel modo in cui si relaziona con gli altri personaggi. È una ragazza che è rinchiusa in una Krankenhaus praticamente da sempre, con facoltà incredibilmente distruttive e con delle difese psicologiche praticamente nulle. È un personaggio debole – ma potente. Rappresenta l’idea che ho degli EVO, ed il mio concetto di “più umano dell’umano”: ha un potenziale illimitato e troppa paura per farne uso.

 

  • Ci hai lasciato con un finale che è una vera e propria bomba pronta ad esplodere. Possiamo sperare in un seguito?

Forse sì, forse no. Ci sono molte idee, ma… si vedrà in futuro.

 

  • Perché hai scelto proprio “Insomnia” come titolo?

L’insonnia è il fattore che accomuna tutti i protagonisti. Inoltre, ha un significato simbolico: la mia editor lo definì, a suo tempo, in modo emblematico: «i guerrieri non dormono». E mi ha dato la possibilità di studiare un’ambientazione quasi esclusivamente notturna, affascinante per certi versi, soffocante per altri; ha dato un tocco particolare al libro, che ho amato molto e che ha reso ancora più intrigante l’idea di svilupparlo.

 

  • Ragazzi con delle particolari capacità, La gang del bosco, che ritenuti pericolosi, non “normali”, vengono rinchiusi in specifiche strutture. Potrebbe Insomnia essere considerato un inno alla diversità, contro le discriminazioni ?

Uno dei temi centrali del libro è proprio la diversità, l’accettazione di sé stessi con tutti i nostri difetti – e quella stessa accettazione è la chiave per rivelare il nostro vero potenziale. Inoltre, quasi tutti i personaggi subiscono un processo di maturazione, da questo punto di vista: non volevo che avessero le idee troppo chiare, in proposito. Nella società odierna tutti dobbiamo fare i conti con ‘chi dovremmo essere’ e ‘chi siamo davvero’; sarebbe stato inverosimile creare personaggi che già sanno perfettamente cosa vogliono, anche l’oggetto del loro volere è una libertà che noi daremmo per scontata.

 

  • Un’ultima curiosità: la guerra ci sarà?

Questo rimane un segreto (per adesso).

 

Grazie mille per la disponibilità Ludovica, e in bocca al lupo per il libro 🙂

 

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2 pensieri riguardo “A tavola con … LUDOVICA CICALA

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