A tavola con … Karen Waves • una chiacchierata con l’autrice di ” Le cesoie di Busan”

Ciao a tutti

Qualche giorno fa vi ho parlato di un piccolo gioiellino del self – publishing che ognuno dovrebbe avere nella propria libreria.

Una studentessa italiana e un potatore coreano, una storia d’amore che vi farà sognare e cover_800x1200-lowridere, con una tenerezza e complicità fuori dal comune: in una Corea come non l’avete mai vista.

“ Le cesoie di Busan” il libro d’esordio della scrittrice Karen Waves e il primo di una trilogia ambientata tra Italia e Corea del Sud.Due anime affini quanto contrastanti che nella lontana e viva Corea, scoprono l’ebbrezza dell’amore e della complicità, la passione travolgente e l’aspettato ma comunque potente, dolore.

Leggi la RECENSIONE qui!

Può amore far rima con potatote? È questa la domanda che ci pone Karen con la sua storia. Oggi abbiamo deciso di porla a lei e scoprire qualche curiosità in più sulla studentessa, il potatore, la Corea e libri futuri.

Continuate a leggere per conoscere meglio chi si nasconde dietro una delle storie più belle che vi sia mai capitato di leggere.

 

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A TAVOLA CON … Karen Waves

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  • Parlaci un po’ di te: chi è Karen Waves?

Karen Waves è una ragazza a cui piacciono molto le lingue e la scrittura. Voleva studiare giapponese, perché il Giappone la accompagna da sempre, ma mentre si macerava nell’indecisione la Corea l’ha costretta a scrivere un romanzo ambientato lì.

  • Qual è il personaggio nel quale più ti identifichi e quello invece che più vorresti ti rappresentasse?

Non mi identifico perfettamente con nessun personaggio, anche se a ognuno di loro ho regalato un pezzo di me. Invece, posso dire con una certa sicurezza che vorrei essere come Yae-rim: eccentrica, bellissima e sicura di sé. Il mondo sarebbe indubbiamente migliore con qualche Kim Yae-rim in più.

  • Con Le cesoie di Busan hai per la prima volta raccontato la storia tra un italiana e un coreano. Due culture diverse che si incontrano. Quali sono le maggiori difficoltà che una ragazza italiana e un ragazzo coreano potrebbero riscontrare in una relazione?

Quando ho scritto le Cesoie mi sono concessa un vantaggio: Won-ho conosceva molto bene la nostra cultura, essendo uno studente di letteratura italiana prossimo alla laurea, e questo ha facilitato le cose con Valentina e la costruzione del loro rapporto.

Won-ho è un potatore – la potatura è il suo sogno più grande e quello che lo rende felice – ma anche un letterato, con un’apertura mentale che gli permette di superare prime impressioni e stereotipi riguardanti le ragazze occidentali. In Bad girl ho cercato di raccontare il più realisticamente possibile lo scontro tra queste sue due anime, l’average korean guy e lo studioso di letteratura, affascinato da diversità e mondi lontani.

Le difficoltà, credo, nascerebbero dalla profonda differenza culturale. Avere un fidanzato coreano non è come avere fidanzato francese o inglese, che pur avendo nazionalità diversa da quella italiana conservano le stesse radici di pensiero.

Un ragazzo coreano cresce e pensa diversamente, ha aspettative diverse, un rapporto col mondo diverso. In una relazione sentimentale simile, quindi, bisogna tentare di accettare l’altro, sapendo di poter ridurre solo fino a un certo punto la distanza che vi separa. È un rapporto fondato sul vuoto che c’è. Purtroppo, almeno in questa vita, non ci è permesso cambiare cervello per sperimentare altri tipi di pensiero e cultura 😉

  • Quali sono state per te invece, le maggiori difficoltà nel delineare un paese, la Corea, così lontano dall’Italia?

Scrivere di luoghi conosciuti è facile, le parole scorrono sulla pagina senza quasi doverci pensare, andando a delineare una geografia nota e familiare. Scrivere di luoghi lontani, invece, è libertà d’immaginare, reinterpretare le informazioni che si sono raccolte durante la fase di documentazione. Non ho mai visitato questo paese – anche se è nella lista di cose da fare assolutamente – così la mia Corea è una Corea di fantasia, sebbene l’Università, Gwangalli e il resto esistano davvero. C’è, e non c’è, come l’isola di Peter Pan.

  • Chi è per te Valentina? Sapresti descrivercela in poche righe?

Valentina è speciale: quando l’ho pensata per la prima volta, speravo diventasse un personaggio femminile che somigliasse poco alle eroine da romance di cui ho sempre letto. Non volevo che si riducesse a una macchietta: la ragazza debole e bisognosa del salvatore di turno, oppure quella forte che non ha bisogno di nessuno, oppure ancora la stronza fredda e acida.

Semplicemente, desideravo una protagonista reale: Valentina è un po’ tutto questo, e ancora di più. Dice di non avere un cuore, però Won-ho riesce a farlo battere comunque, è acida e razionale e stronza, ma sa essere anche dolce, e appassionata, e apprezzare l’amicizia di Yae-rim, e provare affetto per la propria sgangherata famiglia.

  • Fin dalle prime pagine, ciò che traspare più di tutto in Valentina è la sua voglia di evadere, di dare una svolta alla sua vita. Già la decisione di studiare all’estero potrebbe essere considerata un gradissimo atto di coraggio. Nelle ultime pagine, nella scena dell’aeroporto, Valentina bloccandosi di fronte la sua famiglia, intravede questa possibile libertà. Cosa la spinge a cambiare idea e tornare quindi in Italia? Può essere considerato il suo un atto quasi di vigliaccheria?

Valentina desiderava più libertà di quella che aveva a disposizione, certo, ma il suo soggiorno all’estero ha sempre avuto una data di scadenza. Era un’avventura, una pausa, l’esperienza di una vita, che le ha donato più di quello che aveva sperato all’inizio (e un certo potatore coreano fa parte del pacchetto regalo).

La Corea ha rappresentato molte cose, per lei, ma non il luogo dove fuggire per allontanarsi dalla famiglia, perché nonostante tutto vuole molto bene sia alla signora madre sia al fratello scapestrato che si ritrova. Racconterò della sua famiglia nel sequel, così come i delicati rapporti che la reggono, ma Valentina più che concedersi un atto di vigliaccheria sceglie di essere coraggiosa, a continuare a vivere vicino a gente così 😉

L’autrice pensa che Valentina sia vigliacca soltanto con Won-ho, ma Valentina dice di no. Chissà chi ha ragione.

  • In un’intervista hai dichiarato che il personaggio di Won-ho è nato con l’intento di dimostrare che anche un ragazzo coreano può essere un sex symbol agli occhi delle lettrici. Premettendo che, a mio modesto parere, ci se riuscita a pieni voti, per te quindi è coreano l’uomo perfetto?

Non so se deponga a mio favore quello che sto per dire, ma la sottoscritta ha più di un uomo perfetto a cui guardare. Quindi no, non penso che l’uomo perfetto sia coreano, come di qualsiasi altra nazionalità. A dire il vero, essendo molto diversa da Valentina, non so nemmeno se riuscirei ad avere una relazione seria con un ragazzo coreano normale! Ce la farebbe a sopportare le eccentricità di una scrittrice di quasi provincia?

  • Oltre ai due protagonisti, un altro personaggio indimenticabile del libro è sicuramente la coinquilina di Valentina. Com’è nata l’irriverente Yae-rim?

Yae-rim è la dimostrazione che l’amica non deve essere per forza imbranata, oppure diventare l’antagonista in lizza per il cuore dell’uomo di turno. Yae-rim è l’anti femme fatale: è bellissima, interessata a trucco e parrucco, con uno stile che fa molto diva anni ’50 come dico nel libro, ma solo superficialmente superficiale, se mi è permesso il gioco di parole. Ha un carattere forte e dominante come quello di Valentina, ma si completano perché si sanno sopportare e volere bene nello stesso momento. E comunque a Yae-rim gli uomini “grezzi e con la terra sotto le unghie” non piacciono… ogni possibile rivalità femminile per le grazie di Kwon Won-ho è scongiurata dall’inizio.

  • In tutto il periodo in cui si frequentano, Won-ho sembra non fare mai caso alla data di partenza della ragazza sempre più vicina. Al contrario, Valentina la teme dal primo momento. Ci sono state delle occasioni in cui Valentina ha realmente sperato di poter far funzionare la loro relazione oppure fin dall’inizio per lei, il loro amore ha avuto una data di scadenza?

Nelle Cesoie Won-ho non sembra far caso alla data di partenza semplicemente perché non leggiamo i suoi pensieri, ma anche lui ha paura e cerca di nascondere quello che sente per “la straniera” dietro una maschera di sufficienza, sarcasmo e noncuranza. Si dice che non le vuole bene, che non la vuole tenere, ma che la vuole e basta, per il tempo che sarà. Ovviamente si sbaglia, ma questo è quello che si ripete per convincersi e consolarsi, perché innamorarsi di una ragazza che sta per partire non sarebbe saggio, no?

Posso dire che Valentina è una romantica disillusa? Il meccanismo, per lei, è abbastanza simile a quello di Won-ho, meno i pregiudizi, dato che Valentina ha scelto di andare in Corea del Sud, conoscendone la cultura e le persone. Won-ho, invece, è la prima volta che parla, esce e si relaziona con una donna europea, e nella sua testa risuonano i pregiudizi che i suoi amici non smettono di ricordargli (l’occidentale figa è sicuramente facile, poco seria, va benissimo per del sesso occasionale ecc.). E lui stesso, a volte, ci si aggrappa per non rimanere ferito, dato che la loro è una relazione senza futuro, senza prospettive, il contrario di quello che sogna, che è la stabilità e una famiglia da amare e tenere.

  • Autrice di svariati romanzi, Le cesoie di Busan è il primo che hai pubblicato autonomamente. Hai qualche consiglio per chi, come te, decide di diventare un autore self?

Il miglior consiglio che posso dare è lavorate con cura e dedizione al testo, prima di pensare alla pubblicazione. Tutto ciò che viene dopo è una conseguenza del lavoro che avete svolto prima, quindi non trascurate la scrittura e l’editing solo perché avete fretta e voglia (che è comprensibile!). Io ho passato la mia breve esistenza ad aspettare il momento giusto e chi l’avrebbe mai detto che l’avrei trovato con un potatore coreano!

  • Puoi regalarci qualche piccola anticipazione sul seguito di “Le cesoie di Busan”?

Quando aveva rivisto Won-ho era come se le cose si fossero spostate, una realtà sottilmente distorta ma ancora riconoscibile. Ma ora le due persone che era stata, qui e in Corea, si erano unite, attaccate insieme da baci come punti di sutura.

Basta così?

  • In conclusione: per te, Karen Waves, amore può fare rima con potatore?

Immagino dipenda dal tipo e dalla conformazione del suddetto potatore. Se fosse Kwon Won-ho potrei pensarci, ma questa insolita unione non verrebbe vista come un incesto letterario tra creatrice e personaggio?

Grazie mille per aver scambiato quattro chiacchiere con noi e in bocca al lupo per il libro, non vediamo l’ora di leggere il seguito :))

Grazie a voi! Mi sono divertita molto e spero anche voi!

 

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 Oltre a “Le cesoie di Busan”, la scrittrice ha pubblicato anche uno spin-off della serie, sul personaggio di Won-ho. Entrambi sono acquistabili ai link qui sotto!

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