Recensione ” Il rumore dei tuoi passi” di Valentina D’Urbano

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Ciao a tutti

Divorato in un solo giorno, il libro che vi propongo oggi è “Il rumore dei tuoi passi”, romanzo d’esordio della scrittrice Valentina D’urbano. Un libro diretto e reale, dalle tinte forti che non passano inosservate.

RumoreTuoiPassi.inddTitolo: Il rumore die tuoi passi

Autore: Valentina D’urbano

Trama: In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato “la Fortezza”, Beatrice e Alfredo sono per tutti “i gemelli”. I due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un’amicizia ruvida come l’intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un’amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi. Ma alle soglie dei vent’anni, la voce di Beatrice è stanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare.

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Un esordio forte quello di Valentina D’Urbano, che con il suo stile freddo e diretto, e i suoi protagonisti drammatici e unici, si è imposta come una delle migliori scrittrici italiane di ultima generazione. Io ne sono stata completamente colpita, innamorandomi perdutamente di Beatrice e Alfredo.

La storia che ci racconta la D’Urbano è unica nel suo genere, reale come poche. Il libro nasce finalizzato ad un pubblico giovane, ma per i temi e il modo in cui vengono trattati, lo si potrebbe adattare benissimo ad un pubblico più adulto.

La realtà che fa da sfondo ai due protagonisti è quella di degrado del quartiere chiamato “ la Fortezza”. Un quartiere che sa di malsano, di delinquenza e sporcizia, un luogo ai limiti della società dove convivono ladri, truffatori e drogati.La Fortezza era un porto franco, una terra di nessuno. Quelli del quartiere non avevano paura delle guardie, non avevano niente da perdere. Chi se ne fregava della prigione, tanto, per la maggior parte, quelli che abitavano lì c’erano già stati e tornarci non faceva grande differenza”

il rumore dBeatrice e Alfredo sono due ragazzi nati nella Fortezza, che non hanno mai conosciuto il mondo fuori, e che col tempo ne sono stati marchiati, plagiati, diventando loro stessi polvere. Per tutti Bea e Alfredo sono “I gemelli”, identici nel modo di camminare, di comportarsi e di vivere. A legarli non è un vincolo di sangue, ma un’amicizia profonda, cresciuta e alimentata con loro, sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un legame unico, fatto di odio e cattiveria, di amore incondizionato e fedeltà. Sconosciuti prima, amici poi, segretamente amanti in seguito, Bea e Alfredo si inseguono attraverso gli anni, sempre insieme, sempre pronti l’uno per l’altro, fino alla fine.

Ci chiamavano i gemelli. Ci chiamavano così anche i nostri amici.

I gemelli. Era per via di come ci muovevamo. Camminavamo in sincrono, con lo stesso identico passo sciatto e ciondolante. Avevamo le stesse espressioni facciali, le stesse abitudini, gli stessi gesti nervosi. Stropicciarsi gli occhi con gli anulari. Tormentarsi il labbro superiore con i denti. Massaggiarsi il sopracciglio destro, quello dove lui aveva la cicatrice. Il modo di ridere, quello di mangiare, anche la posizione in cui dormivamo era la stessa, ma questo lo sapevamo solo noi due.

 È in loro che si impara a conoscere quello spaccato di realtà fatta di emarginazione e difficoltà, di lotte e ribellioni, di degrado e polvere. È attraverso di loro che l’autrice ci presenta quell’Italia degli anni di piombo, di violenza e terrorismo, lontana eppure tanto vicina. La storia infatti non è recente. Con il racconto della vita dei due ragazzi, l’autrice abbraccia i primi anni ottanta, descritti con un’incredibile attenzione di particolari, rendendo il tutto sempre più reale e coinvolgente.

Nessuna menzogna, nessun giro di parole, nessuna censura: diretta, crudele alle volte anche stronza, Beatrice è un protagonista unica nella sua normalità. Nata e cresciuta nella fortezza, incarna la piccola parti di abitati che sognano una vita al di fuori di essa, un riscatto verso se stessi. Determinata, forte, testarda ma anche capricciosa ed egoista, affronta la vita combattendola, mettendola sempre in gioco. Interessata soprattutto al proprio benessere, non ci pensa due volte però a sacrificarsi per le persone che ama, a rinunciare ai suoi obiettivi per poterle salvare. Il principale bersaglio del suo odio è il gemello Alfredo, con il quale condivide questo legame fatto di scontri e riappacificazioni, lacrime e risate, odio e amore. L’essere che ha più bisogno di lei.

“ Io non avevo mai odiato nessuno come odiavo lui in quel momento. E non avevo mai amato nessuno come sentivo di amare lui in quell’istante. “

Al contrario Alfredo è insicuro, chiuso, pauroso quasi infantile. L’anello debole della catena e anche quello che si fa più fatica ad apprezzare. Proprio per il suo atteggiamento rinunciatario con quale affronta le situazioni, un vero pugno nello stomaco se paragonato alla ragazza. A differenza di Bea, non vanta una famiglia amorevole ed equilibrata. Orfano il rumoredi madre, combatte ogni giorno con un padre violento che soffre di una grave forma di alcolismo. Bea diventa la sua ancora di salvezza, fisicamente ed emotivamente, l’unica forte abbastanza da poter salvare Alfredo. L’unica in grado di poterlo custodire e proteggerlo e, in un certo senso, anche controllare.

Valentina D’Urbano ci racconta il più puro degli amori, quello nato tra macerie e resti. Un amore di possessione e dolce speranza, di chi crede nell’altro fino alla fine, indipendentemente da tutto. Di chi non si arrende. Un amore freddo e calcolatore, fatto di schiaffi e parole sputate, fatto di sguardi e sfide, un amore vero e intenso. Niente romanticismo o scene sdolcinate: Beatrice e Alfredo, due adolescenti che combattono con una realtà molto più grande di loro e che cercano giorno dopo giorno, di uscirne il più integri possibili.

“ Ci sono mani in questa oscurità, e ci sono voci. Ci sono mani calde, mani vive e parole preoccupate. Forse qualcuno che piange, ma non sono io. Loro gridano e io grido più forte, cerco di tenerli lontani, cerco di difenderti da quelle mani che mi tirano,mi forzano e mi accarezzano e tentano di staccarmi da te,ma scivolano via, perché io non ti lascio. Non ti preoccupare, Alfredo, non avere paura, io rimango qui con te. Dentro il buio.”

“ Il rumore dei tuoi passi” è un romanzo che non concede sconti a nessuno, che ti entra sotto la pelle e nel cuore, e lì resta, torturandoti. Non scende a compromessi sbattendoti in faccia una realtà amara e il rumore deingiusta, resa ancora più pesante da un alone di pessimismo che aleggia in tutto il libro. Ogni personaggio, principale e secondario, con i suoi pregi e difetti, ne fa parte e la contraddistingue, rendendola insopportabile.

Sotto un certo punto di vista, il romanzo potrebbe ricordare “Noi i ragazzi dello zoo di Berlino”, non tanto per i temi trattati, ma per l’incredibile sincerità con la quale la protagonista li presenta.

Valentina D’urbano è riuscita a mettere su una di quelle storie potenti e devastanti, che ti tengono sveglio la notte, che ti portano a fare domande e a cercare risposte inesistenti. Una di quelle storie che custodisce gelosamente in libreria o nei meandri nascosti del cassetto, che leggi e rileggi assaporandole, godendole, gioendo e soffrendo… ogni dannatissima volta.

A presto,Francesca.

Ci saranno tante cose a cui dovrò abituarmi, e ce ne saranno altrettante di cui dovrò fare a meno. I rumore e gli odori e le luci di questo posto. Il rumore dei tuoi passi, il tuo odore che svanisce sul cuscino, la luce del giorno in cui mi hai lasciato sola.

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Il mio voto: Un libro come pochi, anche se ho pianto come una fontana

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5 pensieri riguardo “Recensione ” Il rumore dei tuoi passi” di Valentina D’Urbano

    1. l’ho comprato ma per ora resta buono buono sul comodino. Devo prima smaltire lo shock per Il rumore dei tuoi passi. Mi ha veramente preso alla sprovvista, non me lo aspettavo così bello e triste soprattutto 🙂

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    1. Hahaha non avevo alcun dubbio! Qualcosina di più leggero e felice no eh? si questa volta parti già sapendo la maggior parte dei fatti, ma anche col primo sapevano già il finale eppure ho continuato a sperare fino alla fine. 😦

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