RECENSIONE “So che sei qui” di CLélie Avit

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Salve lettori
Tre giorni fa durante un viaggetto in libreria, mi sono innamorata di ‘ So che sei qui’, libro autoconclusivo di Clélie Avit. Ho passato l’intera giornata di ieri persa tra le sue pagine, spostandomi tra letto, divano, panchine e autobus, consapevole di dover staccare almeno un attimo ma impossibilitata a farlo. Sono ancora arrabbiata con me stessa per essermi fatta sfuggire questa uscita ( 15 settembre 2015): sicuramente mi sarei fiondata ad acquistarlo.

71-W4xen39L._SL1500_Sorvolando su queste mie paranoie, arriviamo al nocciolo della questione: l’ho terminato questa notte verso le 3:00 e da allora non riesco più a togliermelo dalla testa. Non ho mai desiderato tanto che un libro abbia un seguito come ora. L’autrice ha messo su una storia come poche, che ti entrano dentro facendoti venire la pelle d’oca desiderando arrivare subito alla fine ma allo stesso tempo goderselo parola per parola.

Lungi dalle tipiche storie d’amore e dagli esagerati romanticismi, quella di Elsa e Thibault è un percorso fatto di poche parole, di sensazioni e suoni verso la guarigione dell’essere. Amore e morte si intrecciano tra loro, inesorabili.

Due modi di vedere la vita, quella dei suoni e quella dei silenzi. Perché Thibault ha molte domande ma solo vuoto, Elsa ha tutte le risposte ma nessuna voce.

Sono un bozzolo vuoto. No, abito in un bozzolo vuoto. Una crisalide in affitto in un bozzolo, forse è più carino

Senza troppi giri di parola è la stessa Elsa a metterci di fronte alla realtà, alla sua situazione: a causa di un incidente sui ghiacciai, la sua grande passione, è da 20 settimane in coma. Dalla sua tragica situazione, vive il mondo intorno a se grazie 2all’udito, unico senso che si è risvegliato. È grazie ad esso se col tempo ha imparato a distinguere ma soprattutto a conoscere, le persone che quotidianamente gravitano intorno alla sua stanza: dai genitori alla sorella e i suoi amanti, dal dottore alla donna delle pulizie. Ognuno, con una parola pronunciata in un certo modo o con il fruscio di un semplice movimento, si smascherano davanti a un paziente che a loro insaputa, capta e riconosce ogni sfaccettatura di verità.

Poi c’è Thibault, una ventata di novità nella monotonia di Elsa, il suo arcobaleno in un mondo di colori, che irrompe per caso nella suo vita diventandone inesorabilmente coinvolto. Per scappare dall’odio verso un fratello che non comprende , trova nella figura della ragazza quella pace di cui ha bisogno. A poco a poco si ritrova a passare sempre più tempo nella sua stanza e a legarsi sempre di più a lei, giungendo a lottare per il suo risveglio.1 Diversamente da Elsa che sembra spogliarsi di fronte al lettore rivelando tutta se stessa, Thibalult resta a mio avviso, un personaggio un po’ ambiguo per tutto il libro.

Porta con se il fardello di una relazione finita male e di un fratello che non comprende, che non riesce a perdonare, tuttavia i suoi momenti bui vengono descritti dall’autrice in modo quasi superficiale. Ce ne mostra un’anteprima senza immergersi fino in fondo.

La bellezza dell’amore in tutte le sue forme è il vero protagonista. La sua capacità di mettere radici anche nelle situazioni più impensabili. No cuoricini e fiori, ma forza e voglia di combattere, di vivere
L’amore non ha bisogno di atti estremi ma nasce anche nelle piccole cose, nei silenzi.
Buona lettura!

14352432-Divisori-di-testo-Vintage-impostato-Archivio-FotograficoIl mio voto:   4 tazze buo

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www.mondadoristore.itTitolo: So che sei qui

Autore: Clélie Avit

Trama: Elsa ha trent’anni, adora la montagna e le gite in alta quota. Ma è a causa di questa passione che ora si trova in un letto d’ospedale, dopo una brutta caduta da una parete ghiacciata.  È in coma da venti settimane. Sente tutto, ma nessuna delle persone accanto a lei se ne accorge. Un giorno, per errore, entra nella sua stanza un ragazzo sconosciuto. Thibault non sa nulla della storia di Elsa, ma inizia a parlarle, conosce i suoi amici, qualcosa nella ragazza addormentata che profuma di gelsomino e gli sembra così dolce lo tiene legato magneticamente alla sua stanza. Giorno dopo giorno torna a farle visita. Ed Elsa? Sente tutto, ma non può rispondere. Non può chiedere a quel ragazzo gentile di prometterle che tornerà anche il giorno dopo, non può dirgli che sa riconoscere il suono della sua risata in corridoio e che ora quasi sente il calore del suo bacio sulla guancia. Thibault non sa che Elsa non si risveglierà più, perché a breve la staccheranno dalle macchine che la tengono in vita. L’hanno deciso i medici, la famiglia ha acconsentito. Tutti credono che sia impossibile che Elsa si risvegli, eppure ogni volta che Thibault entra nella stanza il suo cuore…

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