‘La specialista del cuore’ di Claire Holden Rothman *Recensione*

Il mio addestramento e il mio lavoro mi rendevano molto simile a lui. Dugald con me poteva parlare in un modo che non si sarebbe nemmeno sognato di adottare con le altre donne. E poi apprezzava la mia accessibilità emotiva e il mio desiderio di preparare tè e cibo – tratti che difficilmente potevi trovare negli uomini.

Nel settembre del 1812 James Stuart Barry si laureò in medicina all’Università di Edimburgo. Nel volgere di pochi anni divenne un famoso chirurgo militare conquistando la fama di medico capace e brillante, sebbene assai eccentrico ed effemminato. La piccola statura e la voce dai toni acuti non gli risparmiarono critiche e dileggi, cui prontamente rispondeva a colpi di fioretto, fino alla corte marziale. Soltanto dopo la morte la verità fu scoperta: James Stuart Barry era in realtà Miranda Barry, una timida signora inglese che per tutta la vita si era travestita da uomo pur di potere esercitare la professione medica. Anche dopo la sua morte Miranda Barry fu vittima dei pregiudizi di un mondo senza alcuna apertura mentale, ancora chiuso nelle sue tradizioni.

La storia del medico donna non è un caso eccezionale dell’epoca. Furono molte le personalità che iniziarono a imporsi per

Maude Abbott
Maude Abbott

raggiungere i propri obbiettivi anche se questi non si conformavano con ciò che la società considerava degno.

Di un caso simile ne parla Claire Holden Rothman nel suo piccolo capolavoro La specialista del cuore. Anticonformista fin da giovane, Agnes White nelle sue vesti femminili, sfidò quel mondo maschile che era la medicina, dando un proprio contributo nella lotta di indipendenza delle donne medico. Il romanzo è apertamente ispirato alla vera storia di Maude Abbott (1869 – 1940), una delle prime donne medico ed esperta nelle malattie cardiache congenite.

“La vita romanzata di una pioniera della scienza moderna’

Titolo: La specialista del cuore

Autore:Claire Holden Rothman

phUna gelida notte d’inverno del 1874 quando Honoré Bourret, rinomato medico di St Andrews East, ridente cittadina del Quebec vicina alla foce del fiume Ottawa, entra nella camera di Agnès, la sua bambina di cinque anni, la bacia, esce, poi raccoglie nella sua stanza qualche vestito e i soldi messi da parte per il battesimo di Laure, l’altra figlia di cui sua moglie è in attesa, e scappa. Una fuga generata da un’accusa orribile: aver percosso e affogato sulla riva dell’Ottawa Marie, sua sorella, una ragazza storpia e muta, diventata, a detta degli abitanti di St Andrews East, un peso insopportabile per lui e la sua carriera dopo la scomparsa dei loro genitori. Da quella notte d’inverno, un pensiero ossessivo si insinua nella mente di Agnès: ritrovare suo padre, “quell’uomo triste e tenebroso”, e riconquistarlo. Alla morte della madre, incapace di sopravvivere agli eventi, Agnès, la pelle scura come quella di una zingara, viene accudita dalla nonna assieme a sua sorella Laure, bella come un angelo coi suoi capelli setosi e color del grano. Mentre Laure si rifugia nel suo mondo protetto e incantato di bambina dalla salute cagionevole, Agnès coltiva con ostinazione un sogno apparentemente irrealizzabile per una ragazzina del XIX secolo: percorrere le stesse orme del padre, diventare medico, nella speranza di poterlo un giorno incontrare.

Nonostante l’indubbia bellezza della storia, il romanzo mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca.

La protagonista insegue fin da piccola due obbiettivi: intraprendere la professione desiderata e quello di ritrovare il padre, anche lui medico.
Per quanto riguarda il primo punto possiamo dire che rappresenta la base di tutto il libro. Con uno stile molto curato ma quasi sterile, troppo biografico, l’autrice ci riporta gli eventi più significativi della vita della Dott.ssa White. Sottolineando il suo carattere forte e la sua determinazione, nella visione comune non proprie delle donne dell’epoca, la dottoressa racconta in prima persona la sua lotta nell’affermazione personale. Dotata di un’intelligenza fuori dal comune, mostrata già in età giovanile, insegue il suo obiettivo stringendo i denti e lottando contro le convinzioni del tempo.

Abitavo quella specie di terra di nessuno che separa i territori tra i due sessi. […] Con me Dugald poteva avere il meglio di tutti e due i mondi.

Pur se dall’animo forte, con un approccio realista alla vita ( La violenza fa parte della natura umana quanto l’amore e la generosità.) le caratteristiche che mostra sul piano professionale non la descrivono anche sul piano sentimentale. L’autrice non si sofferma molto su questo aspetto, tanto che si potrebbe parlare più di biografia che romanzo, tuttavia Agnes si dimostra sfuggente, restia quasi ottusa nei rapporti, in particolare con l’assistente Jacob. Impiega anni a rendersi conto del chiaro interesse del ragazzo, rifiutandolo poi senza un chiaro motivo, quasi per capriccio.

Medical Museum [ca 1901]. McGill University.
Medical Museum [ca 1901]. McGill University.

Il modo in cui l’autrice ha trattato il secondo punto invece mi ha leggermente delusa. La protagonista per tutta la vita basa le sue azioni, i suoi pensieri, sulla figura del padre e su quello che rappresenta. Il libro si apre con la scena dell’abbandono del padre, il quale accusato di aver ucciso la sorella storpia, decide di scappare lasciando lei e la moglie incinta. Agnes si ripromette quindi di trovarlo, eppure non fa mai qualcosa di realmente concreto per riuscirci. Come se aspettasse sempre che qualcun altro gli dia la giusta spinta. Nel momento in cui questo avviene e ritrova il padre, l’incontro è veloce e sempliciotto, privo di emozioni da entrambe le parti: due sconosciuti che si conoscono per la prima volta. L’autrice avrebbe potuto dare maggior enfasi alla situazione, si sta parlando comunque di una momento idealizzato da cinquant’anni. Viene trattato come un comune evento della biografia; avrei preferito una maggior attenzione.

Un altro aspetto che mi ha lasciato vagamente delusa, è l’interesse dell’autrice per i paesaggi, l’ambiente che circonda la storia. Le descrizioni sui luoghi in particolare sono quasi assenti o, se presenti, in piccolissima parte e con il solo scopo di mettere ancora piu in evidenza l’anticonformità di Agnes, quanto i suoi ideali e le sue azioni cozzano con un 800 ancora chiuso in se stesso.

Con una copertina d’altri tempi ( che a me fanno impazzire), il libro è un bellissimo viaggio in una delle personalità più brillanti e suggestive dell’800. Una forza della natura in grado, da sola, di andare contro tutto ciò che all’epoca era considerato normale. Un avvincente ritratto di una donna indomita e vulnerabile insieme.

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